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Accadde il 14 LUGLIO 1948, lo sciopero generale.

Scritto da Ernesto Nocera Il . Inserito in Vac 'e Press

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Un data fatidica. Giorni terribili ne seguirono.
Lo sciopero generale, contrariamente a quanto dice la successiva pubblicistica, nacque spontaneo nei luoghi di lavoro. NON fu proclamato dalla CGIL che si premurò di coprirlo DOPO che già era scoppiato spontaneamente in tutta Italia.

Ricordo un episodio significativo. Ero su un tram fermo all'angolo del Rettifilo, all'altezza della farmacia Vecchione. Gli strilloni del Roma correvano gridando "EDIZIONE STRAORDINARIA!!" Il tranviere si sporse dalla cabina e chiese ad uno di essi: Ma cosa è successo? - Hanno sparato a Togliatti! Allora lui si volse verso di noi e disse: Scendete. Io vado al deposito. Scendemmo e ricordo ancora il fragore delle saracinesche che si abbassavano mentre dal porto uscivano i primi camion con gli operai delle officine che avevano immediatamente sospeso il lavoro. Quei giorni misero alla prova la capacità di orientamento e di direzione politica dei comunisti ma anche la saggezza politica di De Gasperi che rifiutò la proposta di Scelba di mettere fuori legge il PCI, consapevole della tragedia che ne sarebbe derivata. Un'altra bufala è quella che sostiene che la vittoria di Bartali al Tour abbia calmato gli animi. Vi assicuro che del Tour nessuno se ne fotteva in quei giorni.

La città rimase, d'improvviso sguarnita. L'ordine pubblico fu garantito da noi comunisti che correvamo per le strade per evitare reazioni inconsulte. A piazza Dante ci schierammo fra la folla inferocita e i tram che volevano bruciare. Sono nostri-gridavamo- appartengono al popolo! Ci riuscimmo con uno sforzo terribile. Gli episodi simili di protezione di edifici pubblici furono decine. Togliatti aveva detto, entrando in camera operatoria: Non perdete la testa! Così facemmo. Ricordo il comizio di Amendola sotto Palazzo S. Giacomo, con quella parola d'ordine.

La situazione si fece drammatica quando Scelba fece intervenire la "sua " Celere. Sparatorie, manganellate, gas lacrimogeni. Una repressione feroce. Quel giorno a Piazza Dante respirai tanto di quel gas lacrimogeno che stavo per morire. Svenni e mi ritrovai a casa Imondi assistito amorevolmente. Qualcuno mi aveva portato da Piazza Dante a via Duomo ma io non ricordo come. Ricordo le camionette che facevano caroselli pericolosi schiacciandoci contro i muri e ricordo gli spari ad altezza d'uomo. Morirono due giovani compagni: un operaio ed uno studente universitario. Quinto e Fischetti. Le conferme della Storia La repressione fu feroce in tutta Italia. A Genova i carristi si rifiutarono di sparare sulla folla ed a Monte Amiata contro i minatori la repressione durò per giorni.

Un’ atmosfera di lutto e di paura incombeva sulla città. Noi comunisti sia pure alla testa della protesta evitammo linciaggi e distruzioni selvagge. Un momento di grande commozione furono i funerali delle vittime. I feretri furono seguiti da una folla così grande che la Celere si tenne alla larga. Alla testa di quell'immenso corteo c'erano le sorelle e la mamma di Fischetti venute dalla Lucania ,tutte vestite di nero con i lunghi capelli neri sciolti .Ricordo la mamma che , al modo delle donne antiche, seguiva il feretro cantando una nenia con le lodi del figlio :FIGLIO,SPADA LUCENTE ! gridava e tutti noi piangevamo con lei: Sono orgoglioso di quanto facemmo allora: Difendemmo la democrazia ,difendendo la legalità Molti di noi furono incarcerati e condannati a pene pesanti.

All'epoca la Magistratura era un corpo sociale reazionario, fatto per lo più di proprietari terrieri di nomina fascista e particolarmente feroce contro operai e contadini Nessuna "anima bella " si ribellò contro quella vera e propria repressione. Il giorno del riscatto fu l'apertura della festa nazionale dell'Unità che si tenne a Roma mesi dopo con un comizio finale di un Togliatti ristabilito. Politicamente duro ma senza sollecitazioni ribellistiche. Invademmo Roma con un corteo gioioso, allegro colorato: Noi, ragazze e giovani della Sezione Pendino ci facemmo tutta via Nazionale ballando la tarantella. Altri tempi, altre energie. Quel corteo fu una grande manifestazione politica. Disse agli italiani:

Potete fidarvi del PCI e della sua vocazione democratica, della sua difesa ferma della Costituzione e così', nel 1953, sconfiggemmo, con l'aiuto dei cittadini la famosa "Legge truffa ". In quei duri tempi mai la CGIL smise , sotto la guida di Di Vittorio di perseguire i tentativi per ripristinare la perduta unità. Giorni feroci e terribili significativi per la formazione politica di ragazzi come me. Imparammo sul campo cosa significa esercitare una funzione dirigente, cosa significa realizzare una direzione politica delle masse.
Lo so, nei presenti giorni di scetticismo, di esercizio di critica saccente con la puzza al naso quella azione sembra incredibile . Resta il fatto che la realizzammo e salvammo l'Italia dal caos. Un altro motivo di gratitudine degli italiani per quel PCI.