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Il complesso dell'anagrafe

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Vac 'e Press

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Andrea Camilleri, nel suo Montalbano, descrive meravigliosamente un piccolo difetto dell’ispettore Fazio, il braccio destro del noto commissario di Vigata. Il buon Fazio, puntiglioso e preciso come pochi, ha il complesso dell’anagrafe: sistematicamente raccoglie tutte le informazioni utili ed inutili su moglie,figli, nipoti, zie,cugini, parenti vari ed affini dell’indagato.

Comincia con la data di nascita, per poi dilungarsi perigliosamente toccando financo il percorso scolastico del soggetto in questione, con tanto di pagelle, voti e giudizi dei docenti. Una litania capace di far andare su tutte le furie il commissario che, ogni santa volta, è costretto a sorbirsi minuti e minuti di “michiate solenni”: ha il complesso dell’anagrafe, Fazio.
Ecco, il complesso di cui parliamo noi, invece, è altra roba. Non ha a che fare con nomi, cognomi e scuole varie. Tantomeno con parentele più o meno lontane. Il complesso dell’anagrafe è una malattia brutta, diffusa, endemica. Roba seria, insomma.
Ci riferiamo a quelle persone non troppo avanti con gli anni, sulla quarantina massimo, a cui rode da morire il fatto di essere nati un po’ dopo, un attimino in ritardo rispetto agli anni belli della rivoluzione e della lotta. Chiariamoci, nulla a che vedere con la Resistenza: quelli, comunque la si pensi, erano persone serie. Questi, i complessati, no. Quindi gli anni belli, per loro, sono quelli a cavallo tra i ‘60 e i ‘70: quelli della contestazione meno contestatrice di sempre. Sessantottini in pectore traghettati a forza nel nuovo millennio.
E, quindi, il complessato rode. Ma non poco, non di quel rodere che prima o poi ti passa, te ne fai una ragione e vai, seppur con dispiacere, avanti. Non un rodere normale, fisiologico. Per capirsi, non un rodere che affronti con raziocinio e nemmeno un rodere di pancia: un rodere brutto, cattivo, perverso ed inconfessabile. Ed allora, come potete immaginare, la cosa è dolorosa assai, perché colui che rode, in un modo o nell’altro, deve naturalmente sfogare il suo rodimento. Prende a pugni qualcuno? Beve? Si droga? Eh, in alcuni casi succede pure questo. In pochi, a dir la verità. Peccato, perché almeno il rodimento durerebbe poco e non farebbe poi così tanti danni. Invece, purtroppo, il rodimento non trova nella violenza bruta e autodistruttrice la sua sublimazione: il complessato di cui parliamo, infatti, resta un buono, un bravo ragazzo. Non è il tipo fascistello represso che picchia perché non parla. No, è complessato, ma tranquillo. Rode, e tanto, ma senza smorfie, senza troppe pantomime. Il complesso dell’anagrafe, lui, lo sublima in modo diverso, più intellettualoide: il patologico rodimento, infatti, viene trasposto nella quotidianità, nell’attualità delle vicende, nell’approccio inutilmente capace di complicare il semplice, il chiaro, il nitido. Il complessato, per capirsi,è quello che muore dentro perché lui, fosse vissuto una quarantina di anni prima, sarebbe stato persino Qualcuno.
Il tipo intellettualoide di sinistra, mezzo rivoluzionario, mezzo paraculo, che contestava il mondo infame mentre studiava lettere e filosofia. Senza capire, ovviamente. Ebbene, quello, facendolo nascere nel 1950, arrivava pronto pronto al ’68. Avrebbe avuto un ruolo, il suo pensiero unico ed unilaterale si sarebbe conciliato alla grande con l’aria che tirava: a filo di vento, sempre. Perfetto! Altro che rodimento, il complessato sarebbe stato l’uomo più realizzato del mondo, finalmente nato nel momento giusto e al posto giusto: che culo. Ed invece, purtroppo per lui, il complessato dell’anagrafe rosica: lui è intellettuale, è di sinistra, è per la libertà. Però, il ragazzino che ha di fronte, vestito tutto di marca dalla testa ai piedi e con un Iphone da 700 euro in mano, della libertà se ne stracatafotte altamente, per non parlare del ’68 e della lotta di classe. Figlio della borghesia corrotta? Macchè! Il padre, ex Pc, poi Pds, poi ancora Ds ed ora Sel, ma con lo sguardo al Pd, lo sconta a rate.
Capite? Il complesso dell’anagrafe è quella cosa brutta, brutta assai, per la quale l’intellettuale di sinistra, il pensatore di sinistra, il sinistroide di sinistra non è mai al passo con i tempi. E’ sempre culturalmente in ritardo: di un anno, di una decade, di un’idea.