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Un videogame per i candidati a sindaco del Pd

Scritto da Giuseppe Pedersoli Il . Inserito in A gamba tesa

Pd
Parto da lontanissimo: Matteo Renzi mi ha conquistato, politicamente, non subito, ma quando rispose alla provocazione di un giornalista: “Lasciare il Partito democratico e fondare un nuovo movimento? Mai. La sfida è proprio quella: vincere a casa mia”. Il finale è noto. Renzi è il presidente del Consiglio.

Nel 2016 i napoletani dovranno eleggere il nuovo sindaco, quello che finalmente prenderà il posto di Luigi de Magistris. Chiunque andrà a sfidare Giggino, dovrà propedeuticamente convincere gli elettori del centro sinistra. Non mi accodo ai denigratori del Pd. La politica è fatta così. Ci sono tante energie positive e tante personalità, giovani e meno giovani, che hanno ambizioni. Quindi, niente di scandaloso se gli aspiranti candidati a sindaco sgomitano per sfidare de Magistris, il Movimento pentastellato, il centrodestra e chiunque altro. Primarie sì, primarie no, questo non spetta a me dirlo e infatti non lo dirò. Certo, nel caos della sfida Ranieri – Cozzolino – Oddati ancora oggi tanti opinionisti e aspiranti tali “ci azzuppano un palatone di pane”, come si dice dalle nostre parti. Il mio modestissimo parere è che nel partito democratico ci si debba abituare alle “lotte intestine”. Per questo ho deciso di iscrivermi, alla soglia dei cinquant’anni. I movimenti politici che hanno il nome del leader nello stemma o che sono fintamente democratici non mi piacciono. E’ troppo facile sfruttare l’onda emozionale del quarto d’ora di celebrità di warholiana memoria per fondare un partito. De Magistris, Di Pietro, Monti, Berlusconi, Giannino, Grillo e chi più ne ha più ne metta. Quanto durano i partiti “one man show”? Personalmente adoro i casini del Pd. I giovani turchi, i dalemiani, i renziani, i civatiani, i riformisti, i lettiani… non sono correnti (o ex correnti) ma… scariche elettriche, fulmini, dardi infiammati. Sono come i livelli di un videogioco, da superare per abbattere i record, per vincere il game. Negli Usa le primarie sono una competizione senza regole, dove il colpo basso è la costante vigliaccata tra i candidati. Dossier segreti e poi rivelati, armadi che scoppiano per i troppi scheletri, amanti presunti e figli non riconosciuti, costituiscono le armi di un combattimento pari a quelli del wrestling. Ma un attimo dopo la proclamazione del vincitore, quello che andrà a competere per la Casa Bianca, tutti ritornano ad essere fratelli. Volti nuovi e facce da rottamare (secondo qualcuno), parlamentari esperti e under 30, tutti sono in corsa per la White House – Palazzo San Giacomo. Al noi del Partito democratico non piace vincere facile. E’ la democrazia, baby. I giochi stanno per iniziare.