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Non chiamatela Camorra

Il . Inserito in A gamba tesa

Gennaro-Cesarano

“Genny, genny, genny,
giustizia, giustizia, giustizia...”
senti risuonare nitidamente un lunedì pomeriggio in un quartiere storicamente convulso come la Sanità, che ha fatto del casino e del rumore la propria cifra distintiva.

E poi leggi sulle magliette indossate da un centinaio di giovanissimi GENNY VIVE due giorni dopo l’uccisione di Gennaro, in quella piazza sanità dove i motorini sfrecciano, dove palazzi antichi conservano ancora intatto il loro sapore di nascondigli perfetti per chi fugge dal proprio destino.
Vedi i volti di quei ragazzi e capisci come siano loro a scontrare in maniera drammaticamente reale il fallimento delle politiche lavorative e sociali della mia città e dell’Italia degli ultimi 20 anni.
Li avvicini e ti si apre di fronte un mondo inesplorato, lontano dalla solita narrazione che vuole la sanità come un quartiere che viva solo di camorra e contrabbando; sono veri e genuini, molto pasoliniani, ma sono anche stanchi e consapevoli che se vorranno continuare a vivere nel loro quartiere molto probabilmente andranno a ingrossare le fila di un sistema illegale.
Ti chiedi allora se tutto ciò sia ineludibile, se tutto ciò sia impossibile da modificare e amaramente mastichi amaro perché in cuor tuo sai che il destino di quel quartiere sia già segnato, ma nonostante ciò cerchi di convincerti che non sia così.
Speri allora che in questo pezzo di città la politica e lo stato pensino a come proporre un modo di sviluppo economico e sociale alternativo a quello della camorra. Un modello che al momento non c’è, dove a quella gente non è data possibilità di scelta rispetto a quell’economia criminale.
Non è una giustificazione, ma è un’analisi criticamente vera del quartiere. Una parte di territorio che in pochi anni ha visto chiudere un ospedale, il ridimensionamento di una antica scuola napoletana, dove i servizi sociali latitano insomma un arretramento netto dello Stato e di quei servizi fondamentali che in altre parti della città sono garantiti.
E allora il clamore si muta in incazzatura, l’indignazione in rabbia e ripensi a quei ragazzi a cui molti dovrebbero chiedere scusa, scusa per averli presi in giro e poi abbandonati.
Questo è la sanità, questo è il quartiere dove è morto Gennaro Cesarano e ahimè non sarà l’ultimo ad essere ucciso in questo quartiere, dove al posto della Lava dei Vergini si è sostituito il Sangue dei giovani; copioso e indelebile su quelle antiche pietre che hanno visto e continueranno a vedere un luogo bello come pochi.