fbpx

La Grotta del Cane ad Agnano: storia, chimica e fisica si incontrano

Scritto da Fabio Di Nunno Il . Inserito in Vac 'e Press

napoli grottacane grande

Nel parco delle Terme di Agnano vi è la Grotta del Cane, un luogo di interesse storico e geologico che è stato valorizzato molto nel corso degli ultimi anni, grazie soprattutto al lavoro di volontari della zona.
La Grotta del Cane, realizzata dall’uomo tra il quarto ed il terzo secolo A.C., è una cavità situata appunto nella conca di Agnano, che tecnicamente è un cratere quiescente nei Campi Flegrei dalla circonferenza di circa 6,5 chilometri, area nella quale si osservano diversi fenomeni naturali legati al vulcanesimo. La Grotta del Cane è famosa per il fenomeno della mofeta, cioè un’emissione di anidride carbonica dal sottosuolo. La grotta è raggiungibile attraverso un cunicolo di una decina di metri che conduce ad una camera ipogea ampia circa trenta metri quadrati sul cui soffitto si ipotizza la presenza nel passato di un lucernario naturale. Lungo le pareti della cavità si nota un gradino calpestabile che, unita alla temperatura interna che si aggira attorno ai 60 °C, fa supporre che il luogo fosse utilizzato nell'antichità come bagno termale. Questa ipotesi ha come premessa che le fumarole (i vapori nauseabondi e nocivi di acido carbonico che si notano in molteplici punti del Campi Flegrei) non si fossero ancora liberate o fossero in qualche modo circoscritte.

La cavità è infatti l'esempio più famoso di emissione naturale di vapori di anidride carbonica che si forma sottoterra come reazione alla confluenza di rocce allo stato liquido, diffusione che comunemente avviene durante le eruzioni vulcaniche. Il nome della grotta deriva proprio da una caratteristica dell'anidride carbonica che, essendo più pesante dell'aria, ristagna e le sue emissioni non superano il metro di altezza. Quindi se un animale di piccola taglia, come un cane, viene introdotto nella cavità, a differenza di un uomo, avvertirebbe gli effetti nocivi della respirazione della sostanza chimica e rischierebbe il soffocamento se restasse al di sotto di una fascia di sicurezza. Proprio per dimostrare la presenza della mofeta, nel passato, si usava introdurre un cane che, rapidamente, sveniva e, quindi, era poi portato fuori ed immerso nell’adiacente lago, presente nella conca fino al 1870, per farlo rinvenire.

La Grotta del Cane è già nota dall'antichità, quando Plinio il Vecchio la definisce la grotta Mortiferum Spiritum exalans, nella sua “Storia Naturale”. Poi, nel XVIII sec., Simone Stratico, professore di Matematica e Fisica Sperimentale all'Università di Padova, scopre anche che nella grotta la bussola registra un impazzimento dell'ago magnetico, fenomeno che lo studioso attribuisce alla probabile presenza di una miniera di ferro nei dintorni della grotta. Nel XIX sec., il fisico Pasquale Panvini verifica personalmente gli effetti delle esalazioni presenti nella grotta su un animale, abbassandosi con la testa quasi al suolo e respirando per qualche secondo. Inizialmente, egli dice di aver notato dei pruriti, poi dei formicolii e, infine, un senso di spossatezza e di affanno che lo inducono a desistere dall'esperimento.

Nel corso dei secoli passati, la Grotta del Cane è anche meta di molti viaggiatori che compivano il gran tour dell’Europa. Solo per ricordare qualcuno, Wolfgang Goethe menziona la Grotta del Cane in “Viaggio in Italia”, così come Alexandre Dumas padre. Questi, nel

“Curricolo”, racconta della fuga di uno dei due cani che erano stati approntati per mostrare ai visitatori le conseguenze delle emissioni di anidride carbonica, e richiama i ricordi di quell'esperienza anche nel primo volume del “Trattato di chimica applicata alle arti del signor Dumas”.

Per approfondire la conoscenza della Grotta del Cane, è oggi possibile consultare il lavoro di Giuseppe Fiore, che affronta le questioni scientifiche ma, soprattutto, raccoglie racconti e bellissime immagini nel suo libro “La Grotta del Cane alla Conca di Agnano”, edito da RCE Multimedia.