fbpx

Le ragioni di un masaniello

Scritto da Andrea Amiranda Il . Inserito in Il Pallonetto

quagliarella stalking

"Core 'ngrato" l'hanno chiamato i tifosi del Napoli, almeno nella migliore delle ipotesi. Già, perché la cessione di Fabio Quagliarella alla Juve, avvenuta nel 2010 dopo un solo anno a Napoli, è stata avvertita dal popolo partenopeo come un tradimento, un po' come la donna che il giorno prima ti dichiara amore eterno ed il giorno dopo ti molla per il rivale di sempre. Ma l'amore, quello vero, a volte è fatto anche di sacrificio e gesti sofferti.
Quagliarella non ha mai smesso di amare Napoli, la città in cui è cresciuto e che è stata per molti anni la massima aspirazione per la sua carriera da giocatore. Ne è stata una chiara prova il rigore segnato negli anni al Torino proprio ai danni della squadra partenopea. La palla va in rete proprio davanti alla curva azzurra. Tuttavia Fabio, anziché esultare, unisce le mani in preghiera come per scusarsi dell'accaduto. Un gesto che non sarà gradito dalla dirigenza dei granata, ma che nasconde, alla luce di quanto emerso questi giorni, profondi retroscena.

Intervistato durante la trasmissione televisiva Le Iene, Quagliarella ha svelato per la prima volta cosa ci fosse realmente dietro alla vicenda del trasferimento alla Juve. Il giocatore ha dichiarato infatti di essere stato vittima di stalking. Spesso si abusa del termine 'stalker', banalizzandolo per indicare quei soggetti che si mostrano insistenti nei nostri confronti o che capita di incontrare troppo frequentemente per poter credere ad una mera casualità.

Lo stalking invece - quello giuridicamente rilevante, per intenderci - è fatto di comportamenti molesti e continui, come perseguitare una persona, fare appostamenti nei luoghi da questa comunemente frequentati, inviarle lettere o messaggi non richiesti, trasmettere stati di paura ed ansia, arrivare perfino a comprometterne la quotidianità. Tutte condotte sanzionate dal nostro codice penale con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

L'autore di tutto ciò era un amico di famiglia, inizialmente non sospettabile per il lavoro svolto da quest'ultimo: Raffaele Piccolo infatti apparteneva al corpo di polizia postale. È proprio a lui che la famiglia si era affidata per consegnare le denunce, man mano che arrivavano i messaggi intimidatori e le lettere (talvolta contenenti addirittura immagini pedopornografiche). Le denunce in questione, inutile dirlo, non erano mai state depositate.

L'incubo è durato fino a quando il padre del giocatore non ha cominciato a sospettare di Piccolo, in seguito ad un passo falso per una frase detta di sfuggita. Sono iniziate così le indagini da parte della magistratura che hanno consentito l'identificazione del colpevole e la successiva condanna in giudizio a 5 anni di reclusione.

Quagliarella ha preferito attendere la sentenza prima di divulgare notizie sull'accaduto, e l'ha fatto in TV dopo anni di coraggioso silenzio (quello proprio "degli innocenti", come ricorda il famoso film). Troppo facile sarebbe stato infatti sputare fuoco sull'allora imputato Piccolo. Più giusto invece attendere fiduciosi l'avvento della giustizia che, alla fine, a Fabio ha dato ragione. La stessa ragione che speriamo possa concedergli ora anche il popolo partenopeo, ricucendo le antiche ferite e riabbracciando, finalmente, il loro Masaniello.