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Come Costruire una Catastrofe Politica: L’emblematico caso del PD a Torre del Greco

Scritto da Francesco Verdosci Il . Inserito in Succede a Napoli

torre del greco

Thriller, giallo, favola grottesca o commedia degli equivoci. Generi letterali che inquadrano un racconto, una storia, una vicenda verosimile ma pur sempre una creazione fantasiosa. Un qualcosa che nessuno pensa possa trasformarsi in realtà, eppure spesso queste vicende lo diventano, persino in politica. La fantasia diviene realtà. Ed emblematico è il racconto delle disavventure del PD di Torre del Greco.

Dopo il caos che ha travolto il circolo del quarto comune più grande della provincia di Napoli, tutti si sono precipitati ad addossare le colpe a questo o quell’esponente del partito locale. Chiunque aveva la verità in tasca, la purezza e la superiorità morale per puntare il dito e giudicare la vicenda politica di un partito locale che è solo la punta dell’Iceberg. Perché sotto quella vicenda – che in realtà ha radici ben più lontane dall’avventura elettorale che il partito avrebbe dovuto affrontare a breve - c’è una montagna di cui volente o nolente siamo tutti noi militanti parte integrante.

Tutto ha inizio prima della fatidica data della tornata elettorale nazionale, il 4 marzo 2018. Il PD di Torre del Greco sta programmando la sua partecipazione alle amministrative di Giugno 2018. Bisogna governare la città. La segreteria in carica della sezione locale ed il suo direttivo vagliano le ipotesi per costruire una coalizione con a capo il PD e dalla quale venga fuori il nome adatto a guidare la compagine fino al palazzo comunale.

L’area collegata alla vecchia tradizione democristiana propone un esponente di spicco di quella stessa tradizione, ovvero l’ex Dc ed ex Centro-Destra Giovanni Palomba, esterno però al PD. Con lui candidato sindaco assieme ad altre liste civiche, si pensa che il PD possa farcela a conquistare Torre del Greco. L’area dei compagni legati alla tradizione comunista/socialista dei DS, di cui fa parte il segretario in carica Massimo Meo e buona parte del direttivo, pensano sia più giusto muovere la discussione all’interno del PD locale in primis, proponendo il nome di un esponente storico della sinistra torrese, rispettatissimo e ben voluto in città, ovvero Lorenzo Porzio. Porzio si mette a disposizione a sua volta per intavolare una discussione interna e chiede all’area democristiana di incontrarsi in più riunioni per proporre un loro nome interno al partito. I Democristiani accettano e propongono il nome di Mennella, altro rispettatissimo esponente della storia politica torrese. Il tempo c’è, il partito si sente ancora forte, la tornata elettorale nazionale è alle porte ma ancora lontana. Si può costruire una bella proposta politica. Almeno questo è ciò che pensa una parte del partito locale.

Almeno fino al 4 marzo 2018. Caporetto: il partito nazionale prende il 18%, un crollo verticale anche nelle compagini locali del partito che governano in alcuni importantissimi comuni della provincia, in alcuni casi anche con indiscutibile successo. E’ questo il preciso momento in cui

esplode il caos. Il gioco orrendo delle correnti - che da sempre sono state croce e delizia, arma a doppio taglio, vanto e disonore della fusione fredda che ha generato il Partito Democratico – si fa vera e propria guerra tra bande.

L’area democristiana del PD di Torre ha paura. Forse a giusta ragione o forse no. Mennella ritira la sua disponibilità ed i democristiani, impauriti da una probabile sconfitta elettorale, pressano di nuovo per l’alleanza con Giovanni Palomba che intanto si sente forte di un nutrito stuolo di liste civiche a sostegno della sua candidatura. Ma gli altri non stanno certo a guardare. Tra 5 stelle, destra e sinistra si arriva a ben 6 candidati al soglio comunale. Tra questi, emblematica è anche la scelta di Liberi&Uguali che, insieme ad altre liste civiche, propone come candidato Nello Formisano, recentemente confluito nel movimento politico scissionista formato da SEL e dagli ex DS scappati dal PD. Formisano non è graditissimo a tutti gli esponenti della sezione locale di LeU, però è sicuramente un nome forte, importante, al quale è difficile dire di no.

In questa situazione, l’area DS del Partito Democratico di Torre Del Greco cerca di appellarsi all’unità di partito. Lorenzo Porzio si sacrifica volentieri e ritira la sua candidatura a favore di Mennella dei Democristiani i quali a questo punto tentennano, visto che i DS nel frattempo cercano di far entrare in coalizione Liberi&Uguali, ben disposta a ricostruire col PD locale una coalizione forte di Centro Sinistra, sempre che il PD si dimostri unito. È qui che il gioco delle correnti si fa più crudo. Manca poco alla presentazione delle liste. Il segretario del PD di Torre del Greco, l’avvocato Massimo Meo e la sua segreteria coraggiosamente compilano le liste, propongono addirittura di candidarsi tutti tra i più notabili per dare un segnale di forza e compattezza ai militanti in primis. Si arriva a 16 nomi in lista, non così tanti ma neanche pochi. Ma l’area Democristiana, non è ancora chiaro per quale motivo, ritira i suoi candidati consiglieri ed il nome di Mennella.

Il PD locale è monco, non sa più che pezze a colori mettere per apparare la situazione, per ricucire lo strappo ma oramai è troppo tardi. La lista non si riesce a comporre, a nulla serve neanche il nome terzo dell’avvocato Paola Vozza, che avrebbe potuto sicuramente portare pace tra le componenti. Intanto, Liberi&Uguali, per non fare la stessa fine, ritorna tra le braccia di Nello Formisano e delle liste civiche a suo sostegno. Fotofinish: il PD non presenta la lista, la corsa è definitivamente persa. Il Segretario Massimo Meo con grande coraggio ed umiltà si dimette. In tutto questo marasma, mai una parola è giunta dalla segreteria provinciale napoletana del Partito Democratico. I compagni di torre vengono abbandonati. È colpa loro, solo loro, il provinciale cosa può farci? il dito viene puntato senza pietà. I titoli di coda ed il sipario calano mestamente sulla grottesca vicenda.

Morale della favola? Le bande, le correnti ed il loro gioco, la loro guerriglia senza quartiere - a tutti i livelli dal nazionale a cascata fino alle sezioni locali - hanno impedito al partito più rappresentativo e più forte della sinistra locale di costruire una lista fatta di rispettabilissimi notabili e di altrettanto rispettabili giovani democratici di partecipare alla competizione locale che avrebbero quasi sicuramente vinto (o quantomeno sarebbero giunti facilmente al ballottaggio). E dai vertici, nazionali, regionali, provinciali, tutto tace. O meglio, si punta solamente il dito, si inasprisce la guerra, si giudica e condanna invece che specchiarsi e riflettere su se stessi e sull’operato della compagine politica tutta. Non si è ancora realizzato – o si preferisce non farlo - che le correnti e movimenti, sia quelli che stanno nascendo che quelli pre-esistenti, devono essere di nuovo un vanto, di nuovo mattone su cui edificare la casa politica e non una palla da demolizione che spazzi via le idee che differiscono dalla nostra.

Ciò che questa faccenda dovrebbe insegnare a tutti noi militanti è che dobbiamo smetterla di usare queste diversità di percorso solo per tornaconto personale, per poterci appuntare sul petto la medaglia dei più forti e più puri, per spartirci poltrone e cariche di partito contando solo sulla forza delle tessere più che quella delle idee e della passione dei militanti che ancora coraggiosamente ci seguono. Certo che non dobbiamo smettere di discutere ma dovremmo farlo allontanando i personalismi, concentrandoci sul bene comune riconoscendo magari la forza delle idee degli altri compagni quando necessario, quando è palese che ciò ci può portare alla vittoria ed al buon governo (a cominciare da quello locale). Si può restare delle proprie idee ma non necessariamente farle diventare un muro invalicabile. Perché I compagni di partito veri dovrebbero stringersi la mano, non condannarsi puntando il dito.