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Da Giovanni Falcone a Raffaele Cantone: l'antimafia 2.0

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Succede a Napoli

Malafonte mafia

Tra le tante interviste che Giovanni Falcone rilasciò durante gli anni del maxiprocesso, una fa storia a parte. E' da dividersi in due, di netto. Inizio e fine, tutto in poche battute. "La mafia non è invincibile, è un fatto umano e, come tutti i fatti umani, avrà un inizio ed una fine." Non frase di circostanza, ma "frase di servizio"in uno dei momenti di maggiore tensione della lotta alla mafia. Riuscire ad incidere nelle dinamiche economiche, oggi, é il vero "senso" del "fare" antimafia. Toccare i soldi è lo snodo, il passaggio essenziale cogliere i legami tra sistemi, quello legale e quello del crimine, perfettamente in grado di convivere e contaminarsi.

Il punto nevralgico è la ciclica necessità di ricontrattare i rapporti di forza all'interno di uno schema già esistente, ma sempre più elastico. Lo aveva capito già Pio La Torre, quando propose l'introduzione dello strumento della confisca dei patrimoni come principale mezzo di contrasto allo strapotere delle mafie. Fu il suo "grande torto": tocco' i soldi e pagò con la morte. Il nostro è un paese complesso,che non conosce lotte ma accordi, che non vive di rivolte e diritti, ma di trattative e concessioni. A trent'anni dalla legge Rognoni/ La Torre, il potere economico delle mafie si è centuplicato, nuovi rapporti di forza si sono consolidati legittimando la "convivenza" tra poteri costituiti. La logica dell'attacco ai patrimoni mafiosi ha partorito successi limitati, puramente simbolici. I beni oggetto delle confische , una volta nelle mani dello Stato, troppo spesso, muoiono. Eppure è da quei beni, da quei patrimoni, che si potrebbe restituire "senso" alla politica antimafia. La Campania è, dopo la Sicilia, la regione con il maggior numero di beni confiscati alle organizzazioni criminali. Secondo i dati dell'Agenzia Nazionale beni confiscati, aggiornati a inizio 2013, nella nostra terra gli immobili e altri beni confiscati superano i 1500. La sola provincia di Napoli conta 891 beni sequestrati di cui più della metà sono "beni sospesi": parliamo, cioè, di beni colpiti da ipoteche iscritte dalle banche prima dell'intervento dello Stato. Le ipoteche pesano come macigni anche sulle aziende confiscate, circa 350, di cui il solo 2% è attivo sul mercato. La gran parte dei beni ancora in gestione all'Agenzia, in perenne attesa di assegnazione, e' di fatto vincolata da regolari contratti di locazione o da occupazioni sine titulo. La malagestione dei beni confiscati si è ineluttabilmente riversata sulle amministrazioni comunali, chiamate impropriamente a farsi carico degli oneri legati alle ipoteche. Anche il vincolo ipotecario, quando si parla di crimine organizzato,assume contorni sinistri: siamo di fronte a beni sui cui gravano "ipoteche conformi alla legge", figlie dei tributi non pagati dai precedenti proprietari. E' chiaro che,con l'affidamento del bene all'ente locale, quest'ultimo è allo stesso tempo debitore e creditore di "se medesimo"; basterebbe quindi una rinuncia al credito per procedere alla fase di assegnazione del bene. Tutt'altra natura hanno,invece, le ipoteche accese dai boss per contrarre mutui quando si rendono conto che stanno per perdere il bene, impedendone il futuro utilizzo. Per l'estinzione di queste ipoteche potrebbero essere utilizzate le liquidità delle confische, "depositate" sistematicamente nel Fondo Unico di Giustizia, come auspicano in molti. Ad ora, tutto tace. Nell'aprile 2012, grazie al lavoro di Antonio Amato, presidente della Commissione Consiliare Speciale per il riutilizzo dei beni confiscati, sembrava essere arrivata la svolta con la votazione,all'unanimità, di una nuova legge regionale sui " Nuovi interventi per la valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità." La normativa regionale prevede l'attivazione di più fondi attraverso i quali la Regione dovrebbe farsi carico di promuovere attivamente il riutilizzo dei beni confiscati per creare, attraverso questi, economia sociale. Servono soldi per combattere le mafie, servono investimenti per contrastare il potere economico dei clan, questa è la nuova frontiera dell'antimafia 2.0. Buone le intenzioni ma pochi, anzi pochissimi,i risultati. Troppe leggi, o troppe poche, dipende dai punti di vista. La parola "antimafia" è divenuta un contenitore spesso privo di senso, svuotato di obiettivi strategici. Il peggior governo degli ultimi 150 anni, il Berlusconi ter, propose la vendita dei beni confiscati ai privati cagionando l'insurrezione della Associazione Nazionale Magistrati, che evidenziò, rimarcando l'insipienza del legislatore, gli enormi rischi: compra chi ha liquidità, cioè le mafie ricomprano i loro beni, con tutto il significato del caso. Oggi, proposte simili vengono da Roberto Saviano e,ultimo in ordine di tempo, Raffaele Cantone: vendere ai privati e utilizzare quei soldi per bonificare la "terra dei fuochi". L'antimafia vive di ondate, anche di mode in un certo senso. Serve più Stato per contrastare le organizzazioni criminali, niente altro. L'idea che le mafie siano holding e ragionino come imprese è una non verita' partorita negli ultimi anni. L'analisi delle attività economiche dei clan ci dice che la "mafiosità" delle loro imprese è un fattore essenziale per la loro sopravvivenza e che , nella logica del profitto, e' il profilo criminale a garantire la capacità di falsare il mercato. I criteri di impresa, nelle economie mafiose, non sono del tutto presenti, sia chiaro. Che si abbandoni la logica delle "mafie figlie del sottosviluppo" o, viceversa, del "sottosviluppo figlio delle mafie"; per un efficace contrasto si inizi a concepire il fenomeno del crimine organizzato,come sostiene da anni lo storico Salvatore Lupo, come "patologia della modernità." Lo ammetto, in parte ho barato. Ho iniziato a scrivere conoscendo già il finale. Falcone proseguì l'intervista dicendo: "Piuttosto bisogna rendersi conto che la mafia è un fenomeno terribilmente serio e che si può vincere non pretendendo l'eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le migliori forze delle istituzioni."