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San Gennaro, la storia e il miracolo

Scritto da Maddalena Maria Sorbino Il . Inserito in Port'Alba

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Gennaro è tra i santi più venerati dai fedeli napoletani, il suo nome proviene dal latino “Ianuarius” derivato da “Ianus” (Giano), il dio bifronte delle chiavi del cielo, dell’inizio dell’anno e del passaggio delle porte e delle case. Egli nacque a Napoli nella seconda metà del III secolo e fu eletto vescovo di Benevento.

La storia del suo martirio si colloca nel periodo storico in cui vi furono le persecuzioni anti cristiane emanate da Diocleziano. Gennaro conosceva il diacono Sossio, il quale conduceva la comunità cristiana di Miseno e che fu incarcerato dal giudice Dragonio. Gennaro, venuto a conoscenza dell’arresto, si recò in carcere per portare conforto all’amico. Dragonio fece perciò arrestare il vescovo beneventano insieme ad altri suo compagni, provocando le proteste di Procolo, diacono di Pozzuoli. Dragonio, quando si rese conto della simpatia del popolo verso i prigionieri, li fece decapitare; era il 19 settembre del 305.

Una donna chiamata Eusebia, durante il trasporto delle sue reliquie a Napoli, consegnò al vescovo due ampolline contenenti il sangue del martire e per ricordare le tappe della solenne traslazione vennero elette due cappelle: San Gennariello al Vomero e San Gennaro ad Antignano.
Il culto si diffuse rapidamente e così fu necessario ampliare la catacomba: affreschi, iscrizioni, dipinti e mosaici sono la dimostrazione del fatto che il culto era vivo sin dal V secolo e già da allora Gennaro era giudicato dal popolo “santo”. La tomba presto divenne meta di pellegrini grazie ai grandi miracoli che gli si attribuivano. Era il 472, quando in occasione di una violenta eruzione del Vesuvio i napoletani corsero chiedendo aiuto al santo e da quel momento in poi sussiste la consuetudine di invocarlo in caso di bisogno. Insomma, diminuiva il culto per San Agrippino, patrono della città fino ad allora, e cresceva quello per San Gennaro dal 472 patrono principale.

Un documento antico denota che il il 17 agosto 1389 si sciolse per la prima volta il sangue, ma non è escluso che si sia sciolto prima.
Da anni, il miracolo avviene tre volte l’anno: nel primo sabato di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre, chiamando a raccolta tutta la città. Quest’anno la liquefazione è avvenuta alle 10:04 seguita dalla grande commozione e dal grande applauso dei fedeli che, ogni volta, di recano al Duomo con amore. Tutto ciò richiama l’uomo ad una condizione più alta e fa si che la fede germogli sempre di più.

L’immagine utilizzata è un quadro di Ivana Storto, pittrice campana contemporanea.