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VENTI GIORNI, LA MOSTRA DI ALESSANDRO TEOLDI ALLA GALLERIA “ACAPPELLA”

Scritto da Matteo Zapelli Il . Inserito in Mostre

Alessandro Teoldi

Riaprono mostre e musei e il cuore del centro storico di Napoli torna a pulsare arte in ogni suo angolo. Ne è un esempio, tra i molti, il “Museo apparente” che ha sede nella galleria “Acappella”.

La sua fondazione è opera di Corrado Folinea, e si configura come un piccolo spazio espositivo nel suo giardino, ma al contempo funge anche da rivista e come sua residenza. Il nome deriva dall'indirizzo in cui è locata, in via Cappella Vecchia 8. Dal 23 Gennaio e fino al 12 Marzo, questa location ospiterà le opere di Alessandro Teoldi, artista milanese che da tempo risiede a New York. Alessandro è un artista poliedrico: si esprime attraverso la pittura, la scultura, l’arte tessile, le installazioni e la fotografia. Attraverso una molteplicità di forme d’arte, esplora i temi del distacco e dell’allontanamento.

La sua ultima collezione, è figlia del lockdown dello scorso anno, e di come quello stravolgimento esistenziale abbia cambiato il tempo della vita, il modo in cui era scandita, dando la possibilità di riflessioni nuove ed aperture “diverse” al mondo. È a partire da quest’esperienza che nasce la nuova serie di venti quadri che Alessandro Teoldi ha dipinto a New York nel marzo del 2020.

La reclusione forzata ha alterato la nostra percezione del tempo, amplificando i ricordi ed esasperando la sensazione di solitudine. Se da un lato le immagini di spazi infiniti (un cielo notturno, un’isola che scompare all’orizzonte, il mare) sembrano alludere alla quiete catastrofica dell’isolamento, dall’altro ci sono i piccoli gesti e l’abbandono di un’umanità assorta e senza tempo, colta come di nascosto, nella solitudine che caratterizza l’attesa.

Alessandro comunica dal profondo della sua intimità, traendo immagini e spunti da un archivio strettamente personale, come possono esserlo gli scatti conservati in un telefono, o appunti sparsi segnati qui e lì, che a ricostruire un ricordo, che, nella nostra epoca di pixel, assume per l’artista un valore esemplare. Percepiamo così una realtà immaginata in risposta alla velocità e alla concretezza del quotidiano, che si dissolvono temporaneamente per lasciare spazio all’oscillazione tra quei diversi stati emotivi – immobilità, isolamento ed evasione – che forse non avevamo mai vissuto così intensamente fino all’evento catastrofico della pandemia.

Una mostra consigliata a qualsiasi ammiratore d’arte contemporanea.