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Lettere aperte sul San Carlo

Scritto da Angela Pascale Il . Inserito in Il Palazzo

Angelasancarlo

Caro sindaco De Magistris,
in questi giorni ho letto, attonita, articoli e notizie circa il teatro San Carlo e la sua decisione di non farlo aderire al decreto "Valore Cultura" del ministro Bray. Prima di lanciarmi in prematuri giudizi nei suoi confronti ho aspettato giorni e articoli, ho aspettato motivazioni convincenti date da proposte serie e solide a tal punto da poter sostituire il decreto o aderirne senza causare danni.

Ho aspettato invano, ha chiesto l'aiuto di qualche bravo artista, i quali a loro volta le hanno chiesto di spiegare per bene la condizione del teatro, ha messo in campo un po' di patrimonio comunale, ma i suoi sforzi non sono stati sufficienti. Ha ritenuto la legge completamente sbagliata senza considerare che per decreto andava rispettata e che i suoi poteri di sindaco e di presidente della fondazione nulla possono in merito, che il teatro è un bene da tutelare, che bisogna di certo preservare i lavoratori e i loro stipendi ma che esistono tempi e luoghi per farlo. Dice che ha paura di un commissariamento, e come al solito parla di un eventuale complotto. Da parte di chi poi? Non si capisce.
Caro governatore Caldoro, e cari ex membri del consiglio di amministrazione,
siete riusciti a rendere la questione del teatro San Carlo un qualcosa relativo a posti nel consiglio di amministrazione, sottovalutando del tutto l'importanza dello stesso, il più vecchio d'Europa, in pareggio di bilancio da ormai diversi anni, una nota positiva in una Napoli sempre ricordata negativamente per le sue gestioni. Avevate ragione voi altri a considerare inammissibile il non aderire al decreto, ma abbandonare il tavolo, mettere a rischio il teatro e chi ci lavora, rischiare di distruggere un pezzo importante della cultura partenopea era proprio necessario? Mi sembra una storia già vista col Forum delle culture e su qualsiasi cosa in cui occorra una co-gestione col primo cittadino di Napoli. Sembra che tutto diventi un fatto personale da affrontare a colpi di dichiarazioni sui giornali e lasciando vuoti i tavoli di trattativa e confronto dimentichi che si tratta del futuro di una città, di un territorio, e di milioni di vite.
Caro Ministro Bray,
nel merito ritengo il decreto "Valore Cultura" qualcosa di positivo, eppure non credo sia necessario penalizzare ulteriormente i lavoratori, salvo risolvere il problema delle doppie pensioni di alcuni ex dipendenti del teatro e le loro reversibilità, in una regione dove in pochissimi riescono a vivere di cultura non credo sia opportuno rendere ai pochi la vita ancor più difficile. Ho davvero paura che quel teatro possa chiudere, o essere commissariato riducendo la sua portata di spettacoli e rendendo monche le stagioni teatrali, non temo invece l'entrata di esterni nella programmazione se questa viene ponderata salvaguardando la qualità culturale dell'offerta del teatro. Ti chiedo di allontanare il più possibile l'idea di commissariamento del teatro e riuscire a far risedere regione, provincia, città e Mibac a un sol tavolo. Ne va della cultura del Mezzogiorno di cui il teatro San Carlo ne è un pezzo importante e storico, un baluardo da preservare a ogni costo.
Carissimi napoletani,
se avete avuto la costanza e l'attenzione di leggere per bene quanto e come la regione e il comune stanno gestendo non potete che rendervi conto di quanto stiano sbagliando tutti, di quanta scarsa cooperazione e comunicazione ci sia. Potete osservare voi stessi come troppo spesso a prevalere siano più gli interessi personali che quelli collettivi, che compiere gesti plateali quali dimettersi o gridare al complotto rifiutando la legge sia più facile in termini politici e di consenso che far funzionare davvero le cose collaborando e scendendo a compromessi per il bene dei cittadini e dei nostri diritti, è più facile essere sulla cresta dell'onda attraverso una dichiarazione giornalistica che scrivendo e sudando su progetti. Quanto ancora dovremo assistere prima di capire la differenza tra dichiarazioni e fatti? Ci rimane da sperare nel ministro Bray, lui un progetto col suo decreto lo sta portando avanti eccome, va ricontrattato, ridiscusso, adattato ma è comunque la via maestra da seguire.