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HIV in campania, i dati che spiegano il bugchasing

Scritto da Alessandra Mugnolo Il . Inserito in A gamba tesa

HIV-AIDS

Del virus HIV abbiamo risentito parlarne in questi ultimi mesi in relazione allo Bugchasing , termine utilizzato per identificare tutte quelle pratiche sessuali finalizzate alla trasmissione del virus HIV tra un sieropositivo ed un aspirante sieropositivo. Gli aspiranti sieropositivi cercano l’infezione per vivere sessualmente ed emotivamente in maniera più profonda il rapporto con un secondo eventuale partner sieropositivo.

Una buona occasione per andarci a guardare i dati circa l’incidenza, ovvero il numero di nuovi casi annui sia di infezione da virus HIV sia di diagnosi di AIDS o sindrome da immunodeficienza acquisita, la manifestazione clinica del virus HIV che caratterizza la fase terminale o di infezione conclamata. Il sito ufficiale della LILA, Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS, (http://www.lila.it/it/hiv-e-dati.htm) riporta che in Campania il numero di nuovi casi annui di individui che contraggono un’infezione da virus HIV è di 3,4 su 100 000 residenti, mentre il numero di nuovi casi annui di individui a cui viene diagnosticata una sindrome da AIDS è di 1,3 su 100 000 residenti (dati stilati nel 2013 e corretti nel 2014).
Osservando i dati e paragonandoli a quelli nazionali pare che non ci sia tanto una maggiore incidenza di nuovi infetti in Campania rispetto alle altre regione italiane, quanto una maggiore incidenza di diagnosi di AIDS. Questo è sicuramente legato al ridotto numero di diagnosi precoci in Campania rispetto alle altre regioni italiane. Tenendo bene a mente che una diagnosi precoce di infezione da virus HIV è l’unico modo per evitare o anche rallentare l’exitus in AIDS in pazienti che contraggono l’infezione, molti sono infetti ma non sanno di esserlo ed il numero di nuovi casi l’anno di sieropositivi potrebbe essere più alto di 3,4 su 100.000 residenti. Il ritardo nella diagnosi può essere legato a varie cause che vanno dalla cattiva informazione o spesso la disinformazione sanitaria che fornisce la rete ai cittadini, molto ricercata dall’utenza perché economica e sempre più di facile accesso e che, ad esempio, esemplifica in maniera approssimativa e acritica le modalità di contagio e la sintomatologia clinica; al dramma del mancato anonimato per gli esami di laboratorio, che segna quanto ancora stigmatizzante sia la condizione del sieropositivo in Campania ma anche in Italia ( ne approfitto per segnalare ad hoc che l’Ospedale Cotugno di Napoli consente screening in anonimato LUNEDI: ore 9,00 – ore 12,00 e il GIOVEDI: ore 9,00 – ore 12,00), passando per l’incomunicabilità del personale medico sanitario rispetto alle modalità di trasmissione, alle probabilità di una effettiva trasmissione, alla prognosi di un paziente con infezione da HIV o in uno stadio di AIDS conclamato. Questa disfunzione ha generato inoltre una grandissima paura. Una grandissima paura del contagio che ha fatto si che si preferisse il contagio certo e la possibilità di cura alla paura del contagio stesso, e più precisamente si è cercato di abbassare il livello di ansia che la paura di un possibile o imminente contagio avrebbe comportato, diversamente dal contagio stesso per il quale c'è la certezza della cura e quindi il Bugchasing. Ma il farmaco non è una panacea, le reazione avverse e gli scompensi apportati dagli stessi non sono trascurabili, come non è trascurabile l’impatto che l’aumento dei sieropositivi ha sulla spesa sanitaria italiana che li sostiene. E allora meno spot in televisione, meno link sui social network, meno ricerche in rete e spettacolarizzazioni di piazza perché è evidente che non rendicontano nell'ottica di una patologia in cui la discrezionalità è tutto, ma più visite mediche e più innovazione nei dispositivi medici profilattici al fine di conservare nella maniera più naturale possibile il piacere sessuale.