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Carnevale: tradizione cristiano-pagana made in Naples

Scritto da Enrico Mezza Il . Inserito in Port'Alba

Carnevale Mezza

In queste ore, Napoli riscopre le sue radici cristiano-pagane e si concede al Carnevale! Tradizionalmente, la festa in Campania prende il via dopo il 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate, protettore degli animali domestici e taumaturgo. Con il benestare del Santo, diversi carri sfilano per le vie delle città della nostra regione, ripercorrendo itinerari storici e filosofici. Quali siano è presto detto.

 

In via generale, ogni forma di astinenza é, in sé, un fenomeno momentaneo. Esistono due tipi di privazione: materiale e intellettuale. La prima è certamente dominabile; un uomo ben determinato può privarsi di qualsiasi forma di bene. La seconda, però, è di più complessa fattura. Anche per questo, spesso, prima di abiurare ad un desiderio, ci concediamo a baccanali pagani. È il caso moderno dell'addio al celibato. È il caso antico del carnevale.

Quest'ultima è una festa celebrata nei paesi cattolici, in cui la religione si combina con antichi rituali pagani. Subito dopo il “martedì grasso”, il cattolico si prepara all'astinenza dalla carne, che terminerà solo alla fine della Quaresima. Anche per preparasi a questa dolorosa privazione, gli antichi organizzavano lauti pasti e festeggiamenti, così da concedersi gli ultimi momenti di spensierata gioia alimentare. L'etimologia di carnevale, pertanto, è riconducibile a carmen levare (eliminare la carne).

In realtà, l'usanza in questione ha matrici ancor più risalenti, che si rinvengono nelle festività dionisiache. È interessante valutare che, in queste occasioni, il popolo ellenico era slegato da ogni regola è convenzione etica. Nessun vincolo di sangue, nessun vincolo sentimentale. Nelle dovute proporzioni, nessun vincolo sociale. Carnevale non è, dunque, sinonimo di trasgressione, ma di libertà. È una festa anarchica, anzi, indisciplinata!

Da un primo punto di vista, gli usi carnevaleschi sono paragonabili all'ultima sigaretta offerta al condannato. Esprimono la naturale tendenza umana ad evadere, una volta che deve intraprendere un percorso difficile. Sembra, cinematograficamente parlando, la scena della partita a biliardo di “The deer hunter”: piena e passionale. Tuttavia, nell'evoluzione degli usi (o, forse, dei costumi), il Carnevale non si riconosce più allo specchio.

Gli antichi greci vivevano questo particolare baccanale in modo aperto, sincero e “regolarizzato”. I condannati uscivano dalle carceri, si univano ai propri concittadini e tutti insieme festeggiavano a volto scoperto. Con l'avvento del cristianesimo, il Carnevale cessa di essere un concetto regolare, assumendo connotati di ribellione. Prima di disconoscere le norme del buon cristiano, le persone indossano maschere, si nascondono. Celati dietro carri in festa ed ubriacati di coriandoli, gli uomini moderni continuano il rituale.

Per quanto riguarda Napoli, tappa fondamentale dei festeggiamenti è Striano. La città ha radici storiche molto profonde, che risalgono ad antichi insediamenti preromani del IXsec. a.C. . Invero, attraverso il comune campano passa la storia del nostro paese: l'eruzione del Vesuvio, i Borboni, Napoleone, Garibaldi. È singolare considerare che Striano sia definita “la Venezia preistorica” e, allo stesso tempo, con la città veneta condivide lo stesso rituale.

Da più di trent'anni, maestri di cartapesta realizzano incredibili carri allegorici. Inizialmente i carri giravano per il centro storico, ma la favolosa affluenza di pubblico, unita alle grandezze delle costruzioni, hanno obbligato a dislocare la manifestazione. Ad oggi, in tutta sicurezza, si tiene in un circuito chiuso.

La manifestazione si svolgerà da sabato 6 a martedì 9 febbraio, prevedendo processioni, coreografie musicali in maschera, ma anche manifestazioni culturali e ludiche. Tutto ciò si concluderà nella notte di martedì, con la premiazione del carro allegorico più significativo.

Con cartapesta, una soluzione di acqua, colla, gesso e carta, si gestiscono le forme della festa. Ogni rappresentazione allegoria, infondo, altro non è che un modo in cui l'uomo riscopre le sue radici edoniste, religiose o meno.