Seapower: da Napoli idee e tecnologie per energia dal mare

Scritto da Fabio Di Nunno Il . Inserito in Succede a Napoli

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Seapower è un consorzio pubblico/privato senza scopo di lucro costituito con l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, sviluppato nel corso di circa 30 anni di attività, che rappresenta un’eccellenza nostrana nota, come spesso accade, più all’estero che in Italia. Essi stessi si definiscono non solo dei ricercatori, ma degli accademici con una passione per l’imprenditoria.
Seapower sviluppa idee e tecnologie principalmente in due aree, quella dell’energia eolica e quella dell’energia dal mare e dai fiumi. Questo significa concepire e realizzare turbine eoliche da 1 fino a 100 kW e tecnologie innovative per sfruttare le correnti marine, fluviali ed il moto delle onde. I progetti realizzati o in fase di realizzazione sono molteplici e quivi ne accenneremo ad alcuni.

È noto che in Italia lo stretto di Messina ed il mare sul quale si affaccia Venezia sono aree caratterizzata da forti correnti marine. Nei pressi di Villa San Giovanni, è in fase di realizzazione il laboratorio di Punta Pezzo, dove verranno sperimentate diverse tecnologie per sfruttare l’energia delle correnti di marea che, al contrario di quelle eoliche, sono perfettamente predicibili e ripetitive. Saranno ospitati sistemi provenienti da tutto il mondo con ricadute benefiche su tutto il territorio anche grazie all’ indotto che nascerà intorno alle attività di installazione e test. Purtroppo ci sono voluti oltre 4 anni per richiedere i vari permessi ed avere il parere favorevole di ben 26 enti diversi. A Venezia, nel 2010, un consorzio di imprese venete, a cui fu data la licenza di costruire il GEMAR, vinse un appalto che permise la realizzazione di un aquilone del mare, un prototipo da 100 kW in fase di pre-industrializzazione del costo di 1,2 milioni di euro, aquilone installato per breve tempo nella laguna di Venezia ma che oggi giace abbandonato. La tecnologia sarà comunque applicata altrove, grazie anche ad un bando della regione Aquitania, in Francia, con il progetto GEM. L’aquilone degli oceani, grazie ad un argano, può salire o scendere in modo da scegliere la profondità con la corrente migliore, ha bassi costi di manutenzione e, essendo posizionato sotto la superficie dell’acqua, non ostacola la navigazione e non impatta dal punto di vista visivo. Sono in corso trattative sia con la Cina che con gli Stati Uniti per la industrializzazione e la commercializzazione dell’aquilone del mare.

Seapower è attivo anche in Scozia dove, grazie al finanziamento di Wave Energy Scotland, assieme a Umbra Group e Hebrides Marine Service, si potranno mettere a sistema tanti villaggi isolati per produrre energia dal mare con un dispositivo che sfrutta il moto ondoso da 150.000 kwh annui (pari al fabbisogno di 70 abitazioni) ma anche per proteggere le coste, grazie all’assorbimento del moto ondoso. Presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’ateneo napoletano, che nasce con Umberto Nobile nel 1920, vi è una galleria del vento ed una vasca navale di prova di 140 m di lunghezza, 9 m di larghezza e 4,5 di profondità, l’unica in Europa di queste dimensioni a livello universitario. In questa vasca è possibile simulare sia il moto ondoso sia quello della corrente marina che può arrivare fino a 10 metri al secondo.

Forte è anche l’impegno nel campo della ricerca applicata all’energia eolica, in particolare sul minieolico, arrivando a concepire delle innovative turbine di piccola e media taglia. Questo è fattibile grazie alle sinergie che è stato possibile stabilire tra le spin-off universitarie (Seapower ne e’ un esempio) ed i gruppi di ricerca, quale ad esempio l’ADAG (Aircaft Design & AeroflightDynamics Group del Dipartimento di Ingegneria Industriale, impegnato nella progettazione di velivoli subsonici, test in galleria del vento, prove di volo e simulazione di volo di velivoli leggeri e ultra-leggeri. Fin dagli anni ’90, l'ADAG è impegnato, attraverso diversi progetti di ricerca, nel campo delle fonti di energia rinnovabili. Questi progetti si sono concentrati sullo sfruttamento di energia pulita da correnti di maree e dal vento ed hanno portato alla progettazione, costruzione e test di turbine eoliche, marine e fluviali ad asse verticale e ad asse orizzontale, puntando su un basso impatto ambientale. Seapower, che impiega numerosi valenti ricercatori a tempo indeterminato, gemmato dal gruppo di ricerca ADAG, ha poi permesso il passaggio dalla realtà di ricerca accademica a quella più applicata a servizio delle aziende nazionali ed internazionali.

Domenico Coiro, Professore ordinario di meccanica del volo presso il Dipartimento di Ingegneria industriale - Sezione Aerospaziale, presidente di Seapower, che guida anche l’ADAG, ritiene che però «in Italia manchi una visione d’insieme e delle politiche che sostengano concretamente la ricerca applicata soprattutto nel settore delle energie rinnovabili». Ad esempio, le scarse risorse dell’Università hanno spinto la costituzione del consorzio Seapower che impiega valenti ricercatori che altrimenti sarebbero stati costretti ad abbandonare il territorio campano e che si finanzia solo tramite i servizi offerti alle aziende italiane e straniere. «Quasi tutti i ricercatori provengono dal gruppo ADAG ed essi lavorano sia nel campo aeronautico che in quello delle energie rinnovabili, e tutti insieme costituiscono un gruppo di circa 15 persone di cui solo 3 sono strutturate della Federico II». Inoltre, «l’esempio di Venezia mostra chiaramente come tecnologie sviluppate in Italia, spesso con investimenti pubblici, restino poi abbandonate senza che si facciano politiche concrete di incentivazione delle realtà di ricerca applicata che con grande fatica e con finanziamenti autonomi cercano di trattenere i talenti nel proprio territorio affinché il loro prezioso contributo non vada all’estero». Infine, egli stigmatizza l’incongruenza di certe politiche pubbliche o la mancanza di continuità e soprattutto di programmazione, come dimostra «il taglio del 30% degli incentivi per il minieolico, da giugno 2017, senza una chiara strategia successiva, con il rischio che il settore si blocchi con ricadute negative sulla produzione e sull’occupazione».

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