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Zingaretti, perché…

Scritto da Osvaldo Cammarota Il . Inserito in Vac 'e Press

zingaretti perchè

È la residua speranza che il Partito Democratico possa riprendere la strada e le ragioni per cui è nato.


L’idea di porsi come soggetto politico di riferimento per energie e culture riformatrici democratiche e progressiste è stata tradita – in verità - già negli anni successivi alla costituzione del PD. Basta leggere i documenti fondativi, compararli con le modifiche statutarie e i comportamenti assunti nel tempo. Sono in netto contrasto con i sentimenti con cui, all’epoca, ci sentimmo partecipi di un processo innovativo che spinse molti di noi a formare l’Associazione per il Partito Democratico.

La suggestione di inseguire il liberismo selvaggio (ostico persino ai liberali); l’illusione di poterlo cavalcare con forme di leaderismo dirigista; la progressiva acquiescenza agli effetti più devastanti di un modello di sviluppo che ha ridotto il valore del lavoro a merce finanziaria; l’abbandono degli esclusi nelle mani dei populisti, … e altro, hanno fatto individuare nel PD il “nemico” da combattere e, nei suoi capi, i leader da abbattere. L’abbiamo detto tante volte: non serve un leader senza ship.

Quel che oggi preoccupa, sono le risposte ambigue e balbettanti che si danno alla crisi della democrazia rappresentativa. Sono inutili analisi nostalgiche che ci spiegherebbero COME e PERCHE’ siamo ridotti in questo Stato. La crisi c’è. E occorre rimediare OGGI, partendo dalla condizione e dalle contraddizioni del mondo in cui viviamo.

Preoccupante è il filo invisibile di acquiescenza che anche su questo tema sembra attraversare il dibattito nella sinistra democratica, movimentista, socialista, repubblicana, cattolica o liberale che sia.
La democrazia è in crisi perché c’è crisi di rappresentanze autentiche. Il modello di democrazia rappresentativa è stato svuotato di valore, sin da quando Pannella portò, provocatoriamente, Cicciolina in Parlamento!

L’ipotesi che più mi convince è l’evoluzione della Democrazia in forme più compiutamente Partecipative. Ma si tratta di praticarle seriamente. Ci vorrà tempo e pazienza, ma è sbagliato buttare il bambino (la Democrazia) con l’acquasporca (chi ne ha abusato).
Sarà decisivo selezionare una classe dirigente più autenticamente rappresentativa degli interessi e dei bisogni che il PD vorrà promuovere.

Sono queste, in estrema sintesi, le ragioni e le aspettative per cui, da militante associativo di centrosinistra, sostengo e auspico l’elezione di Nicola Zingaretti Segretario nazionale e di Armida Filippelli alla Segretaria regionale del PD.