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Campania Segreta: Somma Vesuviana

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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Sulle pendici del monte Somma, nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, vanta molte delle eccellenze campane nel campo alimentare. Una su tutte: il pomodoro.

Abitata sin dall’antichità, fu prescelta da molti nobili romani per costruirci le loro ville, che ne apprezzavano il clima salubre e la fertilità della terra. Intorno agli anni trenta furono ritrovati i resti di “ Villa Augusta “, dove si pensa che morì l’imperatore Cesare AugustoNella parte più alta, nell’XI secolo, fu eretto il castello che fu dimora di Longobardi, Normanni e Angioini, e le truppe Ungheresi ne saggiarono la resistenza. Secoli dopo fu scelta come residenza dalla regina Giovanna III d’Aragona, che vi fece costruire la magnifica chiesa di Santa Maria del Pozzo. Con l’edificazione della Reggia di Portici, ed il conseguente spostamento dei reali in quella zona, per le vacanze estive, Somma perse relativamente d’importanza, ma quasi immediatamente seguì un notevole spostamento di Napoletani, che vi costruirono ville e masserie, e diedero un nuovo impulso all’agricoltura della zona.

Visito l’Azienda Agricola Word, italianissima nonostante il nome, omaggio alla moglie del titolare, che mi farà da Cicerone in questo viaggio attorno al pomodoro, vera risorsa Campana e non solo. Esistono numerose varietà di questo gustosissimo ortaggio, ma qui ne coltivano essenzialmente quattro tipi. -Il “piennolo di Santa Chiara “,- mi spiega Bruno Granato, tenendo in mano, orgoglioso, un grappolo di pomi rossi come il fuoco,- è un’eccellenza Campana. La varietà “ Acamfora “, che qui coltiviamo da anni ne è il suo massimo splendore-.  Il campo di pomodori dove siamo, ha un fascino del tutto particolare, situato alle spalle di un’antica masseria in rovina, è tutto un trionfo di tinte rosse, affogate nella verzura. Un’altra varietà qui coltivata, è il “ Novello “, che arriva nelle nostre cucine per venire consumato sia all’insalata, che per la preparazione di gustose salse. Ci spostiamo di qualche chilometro, dove in un altro campo assolato, dei braccianti sono impegnati nella raccolta, ed altre persone, sotto degli ombrelloni, effettuano la “selezione” per preparare il piennolo ( letteralmente il pendolo, il grappolo di pomodori ), eliminando tutte le parti inutili come raspi e foglie- Ci spostiamo ancora, ed arriviamo in un altro campo, dove il colore cambia, non la bellezza. Qui è tutto giallo, la varietà tornata di moda da una decina d’anni, che in realtà fu la prima arrivata dall’America, quella che dette il nome al protagonista della nostra gita: il Pomo d’oro. Prima di salutarci con Bruno, ci mostra un’altra eccellenza di Somma Vesuviana. La zucca. La zucca locale è enorme, una qualità dolce, che può superare anche il peso di dieci chili per una singola unità.
L’orgoglio con cui ci mostra i suoi prodotti è commuovente: - Non sono un contadino,- ci ha detto all’inizio- ma un imprenditore, e cerco di far quadrare i conti-.

Eppure, si evince chiaramente, che senza un grande amore per questa terra, tutto ciò non sarebbe possibile.

Incredibilmente, per la sua relativa distanza dal mare, Somma è famosa per il baccalà. Qui si cucina in tutti i modi, e ne è testimonianza la gran quantità di ristoranti che ne vantano i pregi. Per un paese con una popolazione di scarse 35000 anime, è sorprendente la quantità di ristoranti presenti sul territorio. Ne ho provati vari, ed ho mangiato bene ovunque, per questo non ne cito nessuno, per non fare torto a quelli dove non ho ancora mangiato e magari non riuscirò mai ad andare,dato l’alto numero, ma una cosa va assolutamente detta. La vera eccellenza di Somma è la qualità del cibo e la buona cucina.

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