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I boiardi di Stato

Scritto da Nunzio Rovito Il . Inserito in Il Palazzo

NunzioBoiardi

Tra il decimo e l’undicesimo secolo una classe aristocratica feudale, che per potere e influenza era inferiore solo ai principi regnanti, si affermò in Russia, Ucraina e Bulgaria. I componenti di quella classe aristocratica prendevano il nome di boiardi. E’ bene ricordarla l’etimologia della parola perché si comprenda fino in fondo cosa si intende per boiardo di stato.


Non starò qui a ricordare quanti sono, che potere esercitano e quanto costano i boiardi di stato, i giornali periodicamente ci informano con dovizia di particolari su questi aspetti. A me interessa riflettere su di una questione che spesso, nella foga grillina che anima le nostre pance, sottovalutiamo. Mi riferisco al motivo per il quale l’influenza ed il potere di questi manager pubblici spesso, anzi di norma, condiziona e determina le scelte di chi ci governa . Accade, cioè, che nella nostra democrazia, coloro che sono chiamati a governare la cosa pubblica, assumano impegni nei confronti degli elettori che poi sistematicamente disattendono anche perché si trovano a doversi confrontare con l’opinione contraria di chi gestisce, materialmente, lo stato. Un esempio? Lo spesometro! Si quello strumento che tanto ha fatto impazzire commercialisti e contribuenti altro non è che la riedizione di uno strumento fiscale che si chiamava elenco dei clienti e dei fornitori, abolito da Berlusconi nel 2001, per mantener fede ad una promessa elettorale, e reintrodotto proprio dal Cavaliere su pressione Direttore Generale dell’Agenzia delle Entrate, nonché presidente di Equitalia S.p.a., Befera. Sia chiaro lo strumento è utile al contrasto all’evasione fiscale, ma ciò non toglie che la permanenza nel nostro sistema fiscale è stata decisa da chi non è investito di un potere legislativo, ma di una funzione operativa. Ciò accade perché la nostra classe politica è essenzialmente incapace, impreparata, inadeguata al compito che è chiamata a svolgere. Diciamolo in parole più semplici: il legislatore non sa legiferare ed ha bisogno che qualcuno lo faccia al posto suo.
Ecco cosa fanno, veramente, i boiardi di stato. Senza che nessuno li abbia eletti, scrivono leggi, norme e regolamenti. Lo fanno non in chiave tecnica, come sarebbe giusto che fosse e come avviene nel resto d’Europa, ciò apportando le proprie conoscenze per dare attuazione ad indirizzi politici, ma lo fanno in chiave politica indicando al legislatore quali siano le priorità, quali le esigenze e come attuarle.
Non si esulti, quindi, per le dimissioni del dott. Mastropasqua , che detto per inciso di mestiere fa il commercialista, morto un Boiardo se ne fa sempre un altro.