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Una passione rapinata

Scritto da Gabriele Esposito Il . Inserito in Letteratura

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Martedì 28 Maggio, presso la sala conferenza della libreria UBIK, nei pressi di piazza San Domenico Maggiore, è stato presentato un interessantissimo libro, del sociologo agrigentino e professore dell’Università degli Studi di Firenze, Pippo Russo: Gol di Rapina.

L’analisi dell’autore, osserva come il calcio, negli ultimi 20 anni, abbia subìto una profonda trasformazione, sia in termini culturali che economici, modificandosi in uno spettacolo di portata globale, caricato di significati diversi rispetto a quelli agonistici. In particolar modo, sono entrati in scena nuovi attori che hanno colto l’occasione di cogliere il business, colonizzando questa, nuova, nicchia di mercato, incontrando scarse resistenze. Sollecitato dalla pressione verso una modernizzazione, vera o presunta, il calcio ha permesso l’infiltrazione di soggetti i cui interessi, man mano più opachi, erano tutti quanti accomunati da una caratteristica: l'ansia di fare del gioco una macchina da soldi, per poi distribuirli fuori dal mondo del calcio.
Così, come ben descritto, nell’introduzione del giornalista de “La Repubblica”, Dario Del Porto, i fenomeni italiani di Calciopoli del 2006 e degli odierni fatti di cronaca legati al fenomeno antisociale degli Ultrà, hanno fatto perdere quel romanticismo di “breriana memoria” in cui il popolo si riconosceva negli idoli dalla maglietta numero 10, dai presidenti romantici ed attaccati alle proprie società, alle maglie sudate alla fine di un match e dalle corse sotto la curva dei propri beniamini. Oggi i calciatori si riconoscono dietro un contratto economicamente remunerativo, che sta trasportando il mondo del calcio verso una deriva affaristica.
Il PM Giuseppe Narducci, divenuto famoso per l’inchiesta napoletana di Calciopoli, ha affermato la bontà dell’inchiesta dell’autore di “Gol di Rapina”, essenziale per fornire un utile contributo alla comprensione della de-evoluzione, in termini di fede, tifo e passione dell’universo calcio, nel quale i tifosi, vero “core”, centro nevralgico, della decodificazione calcistica, stanno sempre più velocemente lasciando il posto a nuovi attori endogeni (Ultrà incalliti che vedono nella curva il luogo-pretesto della loro insoddisfazione politico-sociale) ed esogeni (rappresentato dai Fondi di investimento). Aggiungendo che, fortunatamente, il fenomeno della globalizzazione finanziaria debba ancora attecchire sul nostro territorio nazionale.
Pippo Russo ha analizzato, invece, in maniera trasversale, ma molto esaustiva, la tematica che percorre il suo libro: la passione rapinata. Il processo che sottende e si declina, oggi, nel mondo del calcio, ai danni di centinaia di milioni di tifosi, è una rapina di passioni, di fondi e soprattutto di verità. Per rendere più pragmatica la sua disanima intellettuale, ha chiamato in causa il caso HAZ, acronimo delle iniziali di tre super-agenti calcistici (Hidalgo-Ariba-Zaavi), che nel 2006 acquistarono il 50% dei cartellini di 5 giovani talenti sudamericani, provenienti dal settore giovanile del River Plate, tra i quali figuravano Fernando Gago ed il pipita Gonzalo Higuaìn. L’attuale puntero azzurro passava al Locarno, società di calcio svizzera, senza peraltro mai giocarci, per 6 milioni di euro, e immediatamente girato al Real Madrid, per una cifra di circa 20 milioni di euro. La ripartizione, di tale cifra, lascia aperta tutta una serie di interrogativi, mai sollevati dal giornalismo sportivo, così distribuiti:
• 10 milioni di euro alla HAZ
• 6 milioni di euro al Locarno
• 4 milioni di euro al River Plate.

  • L’HAZ, che si presenta giuridicamente come un fondo d’investimento, a fronte di un investimento di circa 5 milioni di euro Con l'inizio del XXI secolo il meccanismo è stato messo a punto, e dopo l'esplosione della raddoppia il suo investimento iniziale sul giocatore, ne prende la procura con Hidalgo, e diviene il grande architetto di un passaggio virtuale di denaro che attraverso il Locarno fa “emigrare” proventi sportivi verso universi economici lontani dall’economia calcio.
    Pippo Russo, precisa che se è vero che i fondi d’investimento non hanno storicamente attecchito in Italia, se non marginalmente, stanno per entrare e dare nuova linfa economica alle società calcistiche italiane che, la grande crisi economica del 2007 - che ha colpito ogni comparto economico - ha trovato condizioni favorevoli per diffondersi e legittimarsi nel Bel paese. Infatti, il sociologo siciliano porta all’attenzione il meeting organizzato dal FONDO ORIENT tenutosi, la scorsa estate, presso un Hotel di proprietà del presidente Pulvirenti, Sotto l’attenta egida di Pablo Cosentino, ex agente di calciatori argenini che, a seguito della nomina prima a vice-presidente del Catania e, da poco, di amministratore delegato, invitava calibri da 90 del mondo calcio quali: Adriano Galliani, Claudio Lotito ed Enrico Preziosi. Ai tre presidenti di Milan, Lazio e Genoa, rispettivamente, prese parte all’incontro Nedo Lucas, esponente di punta della Doyeen Sports Investiment, fondo d’investimento che vede il suo core business in diversi mercati (idrocarburi, vendita uranio, alberghi e sport). Come brillantemente riportato dal giornalista Marco Bellinoro, del Sole 24 ore, Pippo Russo riporta lo scopo per cui tale fondo organizza un incontro informativo in Italia: mettere a disposizione sul nostro territorio 200000 milioni di euro, per il finanziamento e per i prestiti alle attività sportive delle società di calcio. Questo è appunto il centro nevralgico dei fondi d’investimento, ovvero sponsorizzare, finanziare ed erogare prestiti alle società per il consolidamento del bilancio, per l’ampliamento degli asset e per la compravendita di giocatori. Parliamo, nello specifico, di interi subcontinenti in cui il calcio è sotto il controllo di attori economico-finanziari esterni al calcio stesso: fondi d'investimento misteriosi con sede legale presso paradisi fiscali, oligarchi ansiosi di riciclare denari di dubbia provenienza, potentissimi agenti capaci di controllare eserciti di calciatori e allenatori impegnati presso i campionati d'ogni angolo del mondo. Una situazione che, nella migliore delle ipotesi, vede ampliare a dismisura la zona grigia fra legalità e illegalità.
    Il tutto, sebbene sia legalizzato dall’art. 18 comma A e B della FIFA, secondo il quale i calciatori possono essere possessori del loro cartellino o vedere le proprie prestazioni sportive contrattualizzate dalle società di appartenenza, non posso essere controllati da terze parti, ovvero fondi d’investimento, avviene in maniera semi-legale. L’autore, nel merito, ha analizzato il caso del centravanti brasiliano Leandro Damiao, contattato tra l’altro da Bigon quest’estate per la sostituzione di Cavani, acquistato per la cifra record, all’interno del mercato brasiliano dal San Paolo che ha versato, nelle casse dell’Internacional de Porto Alegre, società d’appartenenza della punta carioca, 13 milioni di euro, completamente finanziati dalla Doyeen, che come da contratto dovrà restituire la cifra di 60 milioni di euro al fondo d’investimento. E’ chiaro che, come evidenziano i relatori, siamo abbondantemente quel fenomeno ben conosciuto da noi come usura. Oltre al caso Damiao, nel libro il sociologo agrigentino, tratta il caso Tevez-Mascherano e il più recente caso Neymar che ha portato, addirittura alle dimissioni del presidente blaugrana Rossell.
    Risulta, quindi, logico, la riconversione dei giocatori in merce, in asset strategici delle società; ma sia ben chiaro che i protagonisti delle vicende sportive dei nostri fine settimana non sono avulsi ed ignari dagli “intrighi di corte”, non sono pedine, firmano i contratti sportivi con le società di calcio e, unilateralmente, con i protagonisti delle economie parallele che finanziano il mondo calcio. I player sanno che la differenza tra carriere top e flop dipende da questi investitori. Caso Helder Postiga docet. Centravanti portoghese, acquistato a fine gennaio dalla Lazio, che gli riconosce un mega ingaggio, per le casse di Lotito, di 1.700.000,00 euro, arrivato rotto dal Valencia, controllato dal super manager portoghese Jorge Mendes, procuratore di Cristiano Ronaldo e Josè Mourinho, infortunatosi durante il suo soggiorno biancoceleste e presente per meno di 45 minuti fino alla fine del campionato e che si vede, comunque, convocato dal CT Paulo Bento, anch’egli della scuderia Mendes, al pari di altri 18 suoi compagni associati.
    Nel chiudere il dibattito Pippo Russo lancia un invito alla classe giornalistica, affinché il racconto calcio non sia meramente propagandistico, ma faccia emergere le mistificazioni che sottendono lo spettacolo sportivo, deprivando e rapinando della loro passione milioni e milioni di tifosi, che richiedono dalla carta stampata e dai professionisti dell’informazione televisiva un’ermeneutica pragmatica. I gol di rapina li lasciamo a Maradona.